La villa

Villa Franceschini ha sempre rappresentato per gli abitanti di Contigliano, la testimonianza fisica dell'egemonia economica e culturale esercitata dalla ricca borghesia agraria sulla società contadina e della progressiva trasformazione della stessa nel corso degli ultimi decenni. Già nel catasto Gregoriano del 1820 è individuabile la presenza di un edificio, di dimensioni ridotte, nell'esatta ubicazione dell'attuale villa Franceschini che rappresentava solo una delle abbondanti proprietà della famiglia Franceschini; si trattava infatti di un casale padronale con annessa area agricola. 
Nel 1870 Bernardino Franceschini trasferisce al suo nipote prediletto Ettore attraverso lascito testamentario, avviando la fase delle profonde trasformazioni della villa che sono a tutt'oggi apprezzabili nella loro complessiva e originaria fattezza. Ettore Franceschini, anche grazie al fortunato matrimonio romano con Adele Melga, aveva acquisito una favorevole condizione economica e sociale che lo portò a ritenere inadeguata la dimora contiglianese al proprio rango e alle proprie frequentazioni romane; decise pertanto di intervenire sulla antica dimora colonica apportando modifiche alle strutture, ai volumi e ai caratteri stilistici e architettonici dell'edificio e dell'adiacente parco trasformandolo così in una vera e propria dimora signorile. 
I solai furono realizzati con travi portanti in castagno con sovrastante tavolato calpestabile ben rifinito dipinto con olio e lucidato a perfetta imitazione dei parquet largamente utilizzati (a quei tempi) principalmente nell'Europa del Nord; per i soffitti fu prevista una intelaiatura a camera canna intonacata e decorata a tempera. Gli affreschi a soffitto e a parete, conservatisi in buono stato e perfettamente restaurati con l'intervento odierno, sembrano certamente da attribuirsi al famosa scuola reatina di pittura dei Calcagnadoro, molto probabilmente a Cesare anziché al più famoso e dotato figlio Antonino. 
La facciata della villa non fu particolarmente toccata dalla ristrutturazione mantenendo una sobria semplicità formale che senza scadere assolutamente nella banalità caratterizza tutt'ora la qualità architettonica dell'edificio. L'ing. Cimini, al quale furono affidati i lavori della villa, intervenne anche sull'area adiacente all'edificio, trasformando un anonima corte agricola in un prezioso giardino arricchito da specie arboree e floreali di pregio, vialetti, pergolati, fontane, siepi, ed un laghetto di sagoma irregolare comprensivo di isolotto centrale e relativi ponticelli di accesso.
La casualità dell'articolazione del verde è essenzialmente apparente in quanto il progetto si poneva appositamente l'obiettivo di garantire una frequentazione fatta di "scoperte" successive e piacevoli soste.